L’EMPATIA

L’uomo è un animale sociale, come scrisse il filosofo Aristotele; vive in relazione e di relazioni.

Una competenza fondamentale per entrare autenticamente in relazione con l’Altro è l’empatia.

Cosa è l’empatia e perché è così importante?

L’empatia è una competenza emotiva e sociale possibile per mezzo della quale è possibile far risuonare dentro noi lo stato mentale dell’altro, nel modo in cui lui lo vive, con i suoi pensieri e le sue emozioni. Significa “sentirsi dentro l’altro, sperimentare il modo in cui l’altra persona vive un’esperienza” C.Benelli e C. La Spina

Pensiamo al bambino, sin dalle sue prime fasi di sviluppo; sappiamo che sperimenta differenti tipi di attivazioni psicofisiologiche cui non è in grado di dare significato: ad esempio può piangere perché ha fame, sonno, ha bisogno di sentirsi rassicurato o ha paura. E’ attraverso la capacità empatica che la figura di accudimento entra in risonanza con i vissuti del bambino, li comprende per come lui li vive e, comunicandoglieli e aiutandolo a regolarli, gli permette di imparare a riconoscerli poi in se stesso autonomamente.

Se nell’adulto non fosse presente questa preziosa competenza potrebbe dare dei rimandi confusivi o giudicanti al bambino, portandolo a non entrare autenticamente in contatto con i suoi vissuti né a validarli.

Il processo empatico si rivela fondamentale anche nella comunicazione. Esso presuppone la capacità di separarsi temporaneamente dalle proprie convinzioni e obiettivi per lasciare spazio dentro sé al mondo dell’interlocutore.

Avviene non solo concentrandosi autenticamente sui contenuti verbali che l’altro vuole comunicare, ma cogliendone quelli non verbali e para verbali, dal tono della voce alla postura, dallo sguardo alla velocità con cui parla, dalla gestualità alle pause nella verbalizzazione, ai silenzi.

L’empatia non risuona solo con la dimensione razionale o corticale dell’altro, ma ne coglie i temi più profondi e complessi. Gli studi di neurobiologia hanno rivelato che questo processo è reso possibile dalla esistenza di “neuroni specchio” scoperti da Giacomo Rizzolatti. “Partecipare come testimoni ad azioni, sensazioni ed emozioni di altri individui attiva le stesse aree cerebrali di norma coinvolte nello svolgimento in prima persona delle stesse azioni e nella percezione delle stesse sensazioni ed emozioni“(Gallese, 2005).

Anche nella relazione terapeutica l’empatia ha un ruolo determinante sia nella costruzione e nel mantenimento dell’alleanza terapeutica (congiunto atteggiamento di cooperazione sicurezza e fiducia all’interno del setting terapeutico) che nel processo di costruzione o ricostruzione del benessere della persona.

Sentirsi autenticamente ascoltato, compreso e non giudicato può essere per una persona una esperienza nuova e potente in grado di permettergli di sentirsi in connessione con un altro essere umano e riconosciuto per ciò che è.

L’empatia può essere anche un facilitatore nel processo di cambiamento: nel momento in cui una persona si sente compresa e in connessione con un’altra può a sua volta aprirsi alla comprensione autentica di ciò che l’altro porta e aprirsi a nuovi sguardi e narrazioni su di sé e sulle sue esperienze.

Un ultimo stimolo di riflessione riguarda la regolazione dell’empatia.

Una scarsa empatia può divenire fonte di sofferenza o criticità per sé e per gli altri in quanto, come abbiamo visto, rende estremamente difficoltoso comprendere il vissuto altrui creando isolamento e incomprensioni.

Anche un eccesso di empatia può essere foriero di disagio nella misura in cui non si attivino competenze cognitive di differenziazione, contenimento. In tali circostanze ci si può sentire sopraffatti dal vissuto altrui.

A cura della d.ssa Agata Pollastri, psicologa psicoterapeuta

 

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