La procrastinazione

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La procrastinazione può essere descritta in linea generale come la tendenza a rimandare impegni e/o compiti importanti sostituendoli con attività non prioritarie o gratificanti.

Si differenzia dal momento di stanchezza o dalla pigrizia in quanto è una modalità di funzionamento che viene messa in atto per evitare un disagio emotivo.

Tale malessere può derivare, ad esempio, dallo stress, da emozioni quali l’ansia o la noia o da valutazioni falsate rispetto alla capacità di far fronte al compito o di tollerare la fatica.

A lungo termine, questo stile di coping (inteso come modalità di relazione allo stress e alle difficoltà) può portare a non esprimere appieno il proprio potenziale, a non raggiungere gli obiettivi desiderati, con una conseguente ricaduta sull’autostima e sul senso di autoefficacia.

In altri casi può mettere a rischio la salute fisica, ad esempio quando si rimandano esami medici o visite specialistiche.

Potrebbe inoltre influenzare o esacerbare il tono dell’umore, peggiorando la qualità di vita.

La procrastinazione può infatti esporre all’innesco di una serie di meccanismi che minano il benessere emotivo della persona. Se, come abitudine, si posticipano le attività percepite come più impegnative, noiose o faticose, si ha un sollievo temporaneo.

Questo meccanismo però, amplifica e rinforza la convinzione negativa legata all’attività. Si entra successivamente in contatto con la inevitabilità del compito posticipato ed esso ha maggiori probabilità di non essere svolto, di non essere eseguito sufficientemente bene o al meglio e di essere vissuto con un maggiore livello di ansia o di fatica percepita.

Questi stati emotivi rinforzano la convinzione che il compito sia molto impegnativo e che non si abbiano sufficienti risorse per svolgerlo. Spesso queste considerazioni, anche inconsapevoli, possono, nel tempo, rendere la persona più insicura rispetto alle proprie abilità e al proprio valore.

Oppure si ricerca, anche inconsapevolmente, lo svolgimento del compito in tempi vicini alla scadenza, per sperimentare emozioni più intense (Revelle1997; Sommer 1990) come vedremo in seguito.

La persona si trova intrappolata in un meccanismo disfunzionale che si auto mantiene.

Sono stati evidenziati alcuni elementi che predispongono alla procrastinazione.

Tra questi:

la paura di non riuscire a svolgere l’attività o di non riuscire a svolgerla come si vorrebbe. Se ci si sente insicuri rispetto alle abilità necessarie per svolgere il compito, approcciarsi ad esso e pensare di farlo, può attivare ansia e il desiderio di evitarla (paura del fallimento, scarsa autostima).

Anche la paura di riuscire nell’attività e di dover essere poi aderire alle nuove aspettative, proprie e altrui, può creare una forte pressione e il conseguente evitamento.

I dubbi rispetto alle proprie abilità possono essere intrecciati con il tema del perfezionismo. Se ci si approccia all’impegno con l’idea di svolgerlo in maniera perfetta, si crea verso esso una pressione molto elevata e quindi più difficile da tollerare.

La procrastinazione può essere correlata a una difficoltà nello stare con le proprie emozioni e nel regolarle. Ad esempio, se una persona si appresta a svolgere un compito e prova ansia, può percepirla come intollerabile e rimanda lo svolgimento dell’attività. Anche una incapacità di stare con la noia (che si può sperimentare verso l’attività) può indurre a rimandarla.

Lo stesso meccanismo può attivarsi rispetto alla percezione della fatica.

Un altro aspetto legato alla tendenza a rimandare può essere legato a una percezione distorta del tempo che la persona ha e a come lo utilizza. Oppure a una difficoltà nella pianificazione dei compiti da svolgere. Infatti, la disorganizzazione può portare ad un accumulo di impegni che potrebbe genere ansia e stress elevati, con conseguente procrastinazione come via di fuga.

È stato osservato inoltre che le persone che per predisposizione ricercano una gratificazione immediata, che non tollerano la noia o persone con alti livelli di impulsività, tendono a rimandare attività che richiedono tempo e impegno.

Persone che hanno questi tratti possono, più o meno consapevolmente, posticipare l’esecuzione delle attività impegnative a poco tempo dalla data di scadenza poiché questo attiva in loro emozioni intense. La qualità dell’attività può però risentirne, con ricadute in ambito professionale o in termini di autovalutazione.

Per cambiare questa modalità di relazione alle attività è fondamentale, per ogni singola persona, identificare quali ne siano le cause.

Successivamente è possibile lavorare su di esse per creare approcci più funzionali.

Se si avverte che la procrastinazione sta portando conseguenze negative sulla qualità della propria vita e/o del proprio umore può essere utile farsi accompagnare nella sua comprensione da unə psicologə

Riferimenti bibliografici:

Cristina Salvatori Cognitivismo clinico (2017) 14, 2, 93-113

Chiara AjelliChiara La Spina State of Mind (2025)

 

A cura di Agata Pollastri, Psicologa-psicoterapeuta

 

 

 

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