Le storie hanno da sempre fatto parte dell’universo infantile. Spesso già da piccolissimi vengono introdotte nella routine quotidiana, ad esempio per accompagnare il bambino all’addormentamento, ma anche “semplicemente” come momento di intrattenimento. Crescendo saranno poi gli stessi bambini a chiedere di frequente all’adulto “Mi racconti una storia?”
Il racconto della storia in realtà racchiude in sé molte caratteristiche che di fatto possono rendere questo momento molto importante per il bambino, e non solo quando è molto piccolo.
Spesso ai bambini piace scegliere un luogo preciso per farsele raccontare o leggere, se possibile tra le braccia dell’adulto. Questo crea un clima di intimità e condivisione che rende ancora più intenso questo momento e di conseguenza arricchisce notevolmente l’esperienza del bambino.
Quando un bambino si immerge in un racconto, fa esperienza di una dimensione dove tutto può succedere, dove l’immaginazione non ha confini e dove può permettersi di identificarsi con qualsiasi personaggio. Crescendo potranno diventare anche abili inventori di storie, nelle quali porteranno la loro creatività e fantasia.
Le storie rappresentano dunque un importante strumento di condivisione e di relazione, sono veicolo di insegnamento relative a tematiche come il bene e il male, favoriscono lo sviluppo cognitivo e delle abilità linguistiche.
Date queste premesse, è facilmente intuibile il potere che possono avere le storie nella pratica clinica con i bambini.
Le tematiche emotive sono presenti nella più parte dei racconti, diventando così strumenti per approcciare a questioni che spesso per i bambini in quel momento sono difficili da esprimere in maniera diretta. La storia, infatti, consente di affrontare le emozioni complesse da una relativa “distanza di sicurezza”, attraverso i personaggi del racconto, con i quali tuttavia il bambino può identificarsi e rispecchiarsi.
La scelta della storia naturalmente deve essere fatta molto accuratamente dal terapeuta, così da poter proporre qualcosa che sia in linea con i bisogni di quel bambino, sia per i contenuti che rispetto al momento opportuno in cui verrà proposta all’interno del percorso terapeutico.
La storia potrà consentire al bambino innanzitutto di non sentirsi fuori luogo, o peggio ancora in colpa, per il fatto di provare certe emozioni (come ad esempio paura, rabbia, invidia, ansia…), alle quali diventa possibile dare un nome e soprattutto possono essere condivise e affrontate.
Spesso le storie offrono al bambino anche la possibilità di guardare le fatiche da un punto di vista differente e lo sostengono nel poter pensare che si possano trovare delle soluzioni per affrontarle, anche e soprattutto con l’aiuto dell’adulto, terapeuta ma non solo. Per questo le storie facilitano anche l’alleanza terapeutica, che rappresenta una componente importante per la buona riuscita del lavoro della psicoterapia.
a cura di Dalila Mapelli Psicologa clinica e psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza
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