Prima della nascita il futuro papà è un compagno, un sostegno, che supporta la futura mamma, sin dall’epoca gestazionale. La donna durante i 9 mesi attraversa cambiamenti fisici ed emotivi intensi, il papà diventa il punto di riferimento, la figura che accoglie paure e speranze, che ascolta, rassicura e condivide.
Partecipare attivamente alla gravidanza, partecipando alle visite, parlando al pancione e proiettandosi in quello che poi sarà, apporta grandi benefici: rafforza il legame precoce, maggiore sicurezza nel ruolo genitoriale, prepara al cambiamento che avverrà e per ultimo ma fondamentale migliora la relazione di coppia, poiché la condivisione dell’esperienza rafforza la complicità.
A cascata, questo atteggiamento paterno ha dei gradi benefici indiretti per la mamma, quali minor rischio di stress e depressione perinatale, maggior senso di sostegno e miglior benessere generale durante la gravidanza.
Il papà, prima ancora della nascita, diventa custode dell’equilibrio familiare.
Con l’arrivo del bebè, il ruolo del papà si fa ancora più concreto. Le prime settimane sono delicate: la mamma è fisicamente provata, emotivamente sensibile, spesso stanca e sopraffatta.
In questa fase, il papà è fondamentale perché, offre supporto pratico (cambio pannolino, gestione della casa, preparazione dei pasti ecc), protegge lo spazio della mamma, aiutandola a riposar, la sostiene emotivamente nei momenti di fragilità e ancora una volta rafforza il senso di squadra nella coppia.
La sua presenza non è “aiuto”: è corresponsabilità.
Nonostante nei primi mesi di vita del bebè, il papà sembra essere meno indispensabile, la sua presenza è essenziale.
Diversi studi di psicologia dello sviluppo, a partire dalle teorie di John Bowlby sull’attaccamento, sottolineano quanto la presenza di più figure di riferimento sicure favorisca uno sviluppo emotivo sano.
Il papà contribuisce a sviluppare la sicurezza e l’autostima del bambino, stimolare curiosità ed esplorazione, favorire competenze sociali e regolazione emotiva e offre un modello relazionale diverso e complementare.
Il modo in cui il padre gioca, parla, solleva, rassicura, crea un imprinting affettivo unico.
Se la mamma è spesso percepita come il porto sicuro, il papà può diventare il ponte verso il mondo esterno. Attraverso il gioco più dinamico, l’incoraggiamento all’autonomia, la gestione delle piccole sfide quotidiane, aiuta il bambino a sviluppare fiducia nelle proprie capacità.
Oggi il papà non è più una figura marginale nel percorso della nascita. È protagonista, insieme alla mamma, di un progetto condiviso. La sua presenza consapevole e attiva rafforza la coppia, protegge la donna nel delicato passaggio alla maternità e costruisce, giorno dopo giorno, il benessere emotivo del bambino.
Diventare papà non è solo un evento biologico: è un processo di crescita, responsabilità e amore che inizia prima della nascita e continua per tutta la vita.
a cura di Giorgia Lemmi, puericultrice
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