MA CHE GIOCHI SI FANNO A PSICOMOTRICITÀ?

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MA CHE GIOCHI SI FANNO A PSICOMOTRICITÀ?
La stanza di psicomotricità è un luogo magico fatto di materiali che invitanoil
bambino al movimento e all’espressività spontanea e creativa, non indicanounastrada precisa da seguire, così come non la traccia l’adulto, ma lasciano apertalacuriosità di essere scoperti e sperimentati in mille modi dal bambino. Tanto più un materiale è destrutturato polimorfo e duttile, tanto più lascia moltafantasia e possibilità manipolativa ai bambini che svilupperanno giochi, chepermettono la crescita delle capacità motorie, ed emotiva.
Inoltre, il piacere che nasce dal gioco spontaneo è espressione del suo mondointeriore e traccia la strada per la crescita cognitiva, emotiva e relazionale.
In stanza il bambino trova:

 

  • uno spazio, chiamato senso motorio, in cui sono presenti attrezzi tipici della ginnastica come tappeti, corde, palle, cerchi, bastoni e piani rialzati;
  • uno spazio, chiamato simbolico, dove ci sono teli di diverse misure, solidi di gomma piuma, tunnel, peluches…

Nel primo spazio, quello senso motorio, i materiali non vengono disposti a modo di percorso dall’adulto per aumentare la coordinazione e apprendere nuovi schemi motori. Piuttosto è il bambino che spontaneamente li utilizza per mettere alla provale proprie potenzialità motorie. Sperimenta salti da diverse altezze o di diverse lunghezze, dondolii, giravolte, corse, arrampicate, rotolamenti, equilibrio.
Il piacere di questi giochi non è provocato dall’effetto del movimento sul mondo, ma soprattutto dal movimento in sé. L’attenzione non è sul risultato del movimento(correttezza, precisione,…) ma nel movimento in sé per il piacere di sperimentare le infinite possibilità del proprio corpo. Allora il salto, la corsa….non saranno misurate e contenute, ma saranno esagerate per pura espressione dell’emozione del piacere che il bambino sta vivendo. Queste esperienze stimolano il sistema propriocettivo, che invia alle aree corticali una serie di informazioni che permettono al bambino di percepire il suo corpo e sviluppare la sua identità.

Nel secondo spazio con tutti i materiali presenti in stanza il bambino vive la possibilità di mettere in scena la propria storia, i desideri e le emozioni. Rappresenta le esperienze di vita reale per  comprenderle ed rielaborarle e storie di fantasia che lo vedono protagonista di grandi imprese e nutrono il suo senso di identità. Allora il materiale, anche quello dello spazio senso motorio, diventa un simbolo e si trasforma in ciò di cui ha bisogno il bambino: un telo può diventare un mantello, un bastone può trasformarsi in una spada e un cubo in una macchina.
I giochi di ruolo, i travestimenti, diventano esperienze in cui il bambino prova se stesso rispetto al mondo degli adulti. L’accesso al simbolo permette al bambino di rappresentare a livello mentale tutti i contenuti emotivi e di conseguenza di elaborare tutti i vissuti che tale processo
implica. Cosa di meglio per costruire la propria identità che giocarla in tutte le forme e modi possibili?

«Facciamo finta di Essere?»

In questo tipo di gioco tutte le categorie del linguaggio corporeo son implicate e attivate a livello simbolico. Le interazioni gestuali gli spostamenti, le voci e l’utilizzocreativo degli oggetti costituiscono il motore e la materia stessa del gioco singolo ocollettivo.
Tra i temi che si ritrovano

  • Il lupo, l’orco o il drago: il bambino chiede all’adulto di fare il lupo per giocare la paura, provarne piacere e poterla vincere.
  • Eroi, principi, animali feroci, e principesse eroine e travestimenti per prendersi cura, diventano simbolo della forza giocata secondo gli archetipi di genere: il potere per i
    maschi e la gentilezza per le femmine. Le case, sono il luogo dentro e fuori le quali queste narrazioni prendono vita e si sviluppano.

Grazie al gioco simbolico i bambini imparano a comunicare con gli altri e a rispettarsi. Infatti le crescita personale di ogni bambino si intreccia con le dinamiche di gruppo, e ciò offre una ricchezza ulteriore che aiuta il bambino a dosare le proprie motivazioni
personali con quelle degli altri, offrendogli un momento di crescita importante di come porsi nei confronti dei compagni. Perché tutto ciò che è raccontato sopra sia vero ed autentico, non basta che i bambini siano lasciati liberi di giocare, ma è necessaria la presenza di un adulto formato, lo/la psicomotricista, che sappia osservare ed intervenire (solo quando necessario) nel gioco per sostenerlo e incoraggiarne la crescita nel rispetto di ogni
singolo bambino e del gruppo.

Eliana Biffi
TNPEE
Bibliografia
L. Formenti, Psicomotricità Educazione e Prevenzione, Ed. Erikson
G. Nicolodi, L’Educazione psicomototiria nell’infanzi, Ed Erikson
L. Bettin, il linguaggio simbolico in psicomotricità relazionale, Ed. Erikson

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