Rinforzo e Punizione: gli strumenti dei genitori per la gestione educativa di bambini e ragazzi

educazionepunizioniCommenti disabilitati su Rinforzo e Punizione: gli strumenti dei genitori per la gestione educativa di bambini e ragazzi

Quando si parla di educazione, spesso si sente utilizzare i termini “rinforzo” e “punizione”, tuttavia questi vengono spesso usati come sinonimi di premio e castigo.

Nell’approccio cognitivo-comportamentale (CBT), invece, questi concetti hanno un significato preciso e scientifico e rappresentano dei principi di comportamento, ossia delle “regole naturali” che avvengono in modo spontaneo nel comportamento e determinano la loro possibilità futura di ripresentarsi.

Capire come operano sul comportamento pertanto può aiutare i genitori a intervenire in modo più efficace, riducendo conflitti e aumentando il benessere di bambini e ragazzi e dei genitori stessi.

 

Ma cosa sono rinforzo e punizione?

Rappresentano i principi che sono seguiti dai processi che avvengono nel contesto di vita, rappresentano l’effetto che un determinato comportamento emesso da un soggetto in un contesto ha sulle conseguenze che quel soggetto incontra. Sulla base di queste conseguenze quel tipo di comportamento emesso nello specifico potrà avere più o meno possibilità di ripresentarsi in un futuro in presenza di condizioni simili.

 

Il rinforzo ha l’effetto di aumentare la probabilità che un comportamento si ripresenti nel futuro.

Si differenzia in:

  • Rinforzo positivo: ha la conseguenza di aggiungere qualcosa di piacevole (una lode, attenzione, un’attività gradita o, in generale, una conseguenza positiva. Per fare un esempio pratico è la conseguenza positiva che incontriamo quando, entrando in una stanza buia ed accendendo la luce, riusciamo a vedere nella stanza. Questo farà sì che la prossima volta che questa situazione si verificherà venga messo nuovamente in atto lo stesso tipo di comportamento.
  • Rinforzo negativo: ha la conseguenza di togliere qualcosa di Poniamo la situazione in cui, in una giornata di pioggia, l’utilizzo dell’ombrello ci permette di togliere la sensazione di bagnato dai vestiti; nella prossima giornata di pioggia quindi sarà più probabile che prendere l’ombrello prima di uscire di casa sia un comportamento che verrà messo nuovamente in atto.

 

La punizione, invece, riduce la probabilità che un comportamento si ripresenti. Se volessimo fare un esempio in questo caso la punizione è quella conseguenza che avviene quando arriviamo in ritardo al lavoro e riceviamo un richiamo o una trattenuta sul nostro stipendio, in quel caso saremo meno propensi a ritardare nuovamente la prossima volta nei futuri giorni lavorativi.

Quale dei due principi è più efficace?

La nostra società e cultura ci porterebbe a pensare che sia la punizione il principio maggiormente efficace nell’insegnare il comportamento che vorremmo vedere messo in atto negli altri. Basti pensare che, nella storia, la società si è sempre basata su un sistema di tipo punitivo: noi riceviamo una multa se superiamo il limite di velocità imposto e non riceviamo un premio tutte le volte invece che lo rispettiamo.

E questo è naturale perché sarebbe estremamente faticoso e dispendioso, oltre che di difficile gestione, basarsi sul rinforzo, anziché sulla punizione in una società ed in un sistema sociale come il nostro.

 

I bambini tuttavia, ma non solo, potremmo dire l’uomo fin dalle sue antichissime origini, apprendono attraverso l’esperienza diretta ed osservata.

Quando un comportamento produce una conseguenza positiva, il cervello lo registra come utile e tenterà di riproporlo in una nuova situazione che gli apparirà come simile.

Il rinforzo quindi aiuta a costruire nuove competenze, ad ampliare il repertorio comportamentale e ci offre maggiori possibilità di mettere in un atto un determinato comportamento (ndr: nella terapia cognitivo-comportamentale il comportamento è definito come l’insieme delle azioni, reazioni, abitudini e risposte osservabili che una persona mette in atto in risposta all’ambiente o al proprio stato interno, cioè ai propri pensieri ed emozioni.

 

Al contrario la punizione appare fondamentale, e lo è stata moltissimo a livello evolutivo, per scoraggiare un comportamento che produce conseguenze “negative” e fare in modo di metterlo in atto in modo meno probabile. Tuttavia presenta alcuni “costi” nella sua applicazione: infatti non insegna un comportamento alternativo da mettere in atto al posto di quello che viene punito. Inoltre comporta altri “effetti collaterali”, quali: fa aumentare l’oppositività al compito o ad una situazione; riduce la motivazione del soggetto; può danneggiare la relazione educativa (nei confronti della persona che eroga la punizione) ed infine insegnare a evitare il controllo piuttosto che a comportarsi meglio (come fa il bambino quando impara a fare le “marachelle” di nascosto, anziché non farle).

 

Come usare quindi i rinforzi e le punizioni in modo efficace?

I rinforzi possono essere di diverso tipo, si distinguono infatti in:

  1. primari (cibo o bevande);
  2. socio-affettivi (lodi, complimenti, manifestazioni di affetto, abbracci, ecc.);
  3. tangibili (oggetti concreti, giocattoli, soldi, ecc.);
  4. attività o privilegi (svolgere un’attività piacevole o godere di un privilegio);
  5. simbolici/token (oggetti concreti che simboleggiano il rinforzo primario, quello tangibile o un’attività, come un gettone, dei buoni premio, ecc.).

Non necessariamente quindi quando si parla di rinforzo dobbiamo pensare che ci si riferisca a cibi o giocattoli o oggetti specifici. Un rinforzo è anche dedicare tempo insieme per un gioco o per un’attività gradita così come non è da non considerare l’importanza del rinforzo sociale: un sorriso, un complimento, un abbraccio hanno un enorme potere, a volte anche più del gioco preferito!

 

Un altro aspetto importante del rinforzo è che sia immediato, specifico, proporzionato e coerente. È importante quindi rinforzare il comportamento subito dopo la sua emissione ed in modo specifico: ricordiamoci quindi di elogiare il bambino con un “Sei stato bravo a riordinare i giochi nella tua stanza” anziché con un generico e poco specifico “Ti sei comportato bene”.

 

La punizione, se usata, dovrebbe essere immediata, prevedibile e proporzionata. Deve sempre essere accompagnata dall’insegnamento di un comportamento alternativo.

 

Educare non è controllare

L’obiettivo dell’educazione non è ottenere obbedienza immediata, ma insegnare l’autoregolazione.

Il rinforzo costruisce autonomia, autostima e senso di competenza.

 

“Un fallimento non è sempre uno sbaglio.

Potrebbe semplicemente essere il meglio che uno possa fare in certe circostanze.

Il vero sbaglio è smettere di provare.” 

B.F. Skinner

 

a cura di Simona Magni, psicologa

© 2018 Centro Il Melograno A.P.S. - Psicologia e Servizi alla Persona - C.F. 94060860155