Giugno è un mese che porta con sé colori, storie e una voce che non può più essere ignorata. È il mese del Pride, un periodo in cui la comunità LGBTQIA+ si prende lo spazio che le spetta: per raccontarsi, per rivendicare diritti, per ricordare da dove viene e per sognare dove può andare.
Le radici del Pride affondano in un momento preciso della storia: la notte del 28 giugno 1969, quando i clienti dello Stonewall Inn, un locale frequentato dalla comunità LGBTQIA+ a New York, si ribellarono alle continue retate della polizia. Quella notte nacque una scintilla che diede il via al movimento moderno per i diritti LGBTQIA+. Da allora, ogni anno, giugno è diventato il simbolo della resistenza e dell’orgoglio di una comunità che per troppo tempo è stata costretta al silenzio.
Il Pride non è solo festa. È anche memoria. È ricordare le persone che hanno lottato in passato, quelle che hanno pagato con la vita il loro coraggio, quelle che ancora oggi subiscono discriminazioni, violenze, esclusioni. È uno spazio politico, prima ancora che celebrativo. Sfilare, mostrarsi, parlare: sono atti che possono sembrare semplici, ma che in molti contesti restano profondamente rivoluzionari.
Il Pride è gioia, colori, creatività. È l’affermazione della libertà di essere sé stessi in un mondo che troppo spesso impone di scegliere tra conformarsi o nascondersi. È un inno alle differenze che arricchiscono, all’amore che si declina in tutte le sue forme, al diritto di vivere senza paura.
Per decenni, l’omosessualità è stata considerata una malattia mentale. Solo nel 1973 l’American Psychiatric Association la rimosse dal DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), seguita nel 1990 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che la eliminò dalla ICD (Classificazione Internazionale delle Malattie). È un passaggio fondamentale nella storia della depatologizzazione, frutto delle battaglie della comunità scientifica e attivista, che ha permesso di liberare l’orientamento sessuale da uno stigma medico e sociale dannoso.
Un cammino simile, ma ancora in evoluzione, riguarda le Persone transgender. Per molto tempo, la cosiddetta “disforia di genere” è stata trattata come un disturbo mentale.
L’OMS, con la pubblicazione dell’ICD-11, ha depatologizzato la disforia di genere rinominandola “incongruenza di genere” e spostandola dalla categoria dei disturbi mentali a quella delle condizioni relative alla salute sessuale. Questo cambiamento elimina lo stigma associato alla classificazione patologica, riconosce il bisogno di accesso a cure appropriate e sottolinea che il disagio è spesso legato a fattori sociali come discriminazione e stigma, non all’identità di genere stessa.
L’Ordine degli Psicologi. nel corso degli anni, si è schierato chiaramente contro ogni forma di discriminazione, sostenendo la depatologizzazione delle identità LGBTQIA+ e condannando pratiche come le “terapie riparative”, ritenute non solo inefficaci ma anche eticamente inaccettabili.
Attraverso linee guida, formazione e campagne di sensibilizzazione, l’OPL contribuisce a diffondere una psicologia che accompagna, sostiene e tutela le persone LGBTQIA+ nel loro percorso di autodeterminazione e benessere psicologico. In un contesto sociale ancora segnato da pregiudizi, l’impegno dell’OPL è cruciale per costruire ambienti inclusivi e rispettosi, riconoscendo che la salute mentale è strettamente legata al riconoscimento e all’accettazione della propria identità senza stigmi o giudizi.
Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, coerentemente con i principi etici della professione, ha più volte sottolineato la necessità di contrastare ogni forma di patologizzazione o intervento non richiesto sull’identità sessuale. La professione psicologica è chiamata a creare contesti sicuri, affermativi, rispettosi della complessità e unicità di ogni Persona.
In un tempo in cui i diritti conquistati vengono messi in discussione, in cui la retorica dell’odio trova ancora spazio, il Pride resta un atto necessario. Non è una moda, non è solo una parata: è un richiamo potente alla dignità e all’uguaglianza.
Happy Pride Month. Sempre. 🌈
A cura di Lorenza Magni, psicologa-psicoterapeuta
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