Kintsugi

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Qualche mese fa mi è capitato tra le mani l’albo illustrato “Kintsugi”, di Issa Watanabe. Mi ha subito colpita per la potenza delle immagini e la sua capacità di parlare dritto al cuore, senza utilizzare le parole: si tratta infatti di un silent book, cioè un albo senza testo scritto. 

L’albo si apre con un coniglio seduto a bere un tè, all’altro capo del tavolo un uccellino rosso con la propria tazza. Entrambi si godono il momento in una situazione di pienezza e serenità, che non è però destinata a durare: l’equilibrio si rompe, l’uccellino diventa grigio e vola via, trascinando con sé la tovaglia e la serenità. Il coniglio, perso e smarrito, si mette a correre, con un ramoscello verde in mano: inciampa, cade, perde il ramoscello, continua il suo cammino navigando a vista, fino ad immergersi nelle profondità marine. Riemerge con il ramoscello in mano e fa ritorno alla scena di partenza, abitata da oggetti rotti sparsi a terra. Il coniglio si siede, osserva gli oggetti e li riassembla con cura tra loro, scoprendo forme nuove. Lo stesso fa con la tazza da tè dell’uccellino, all’interno della quale posa il ramoscello verde che, annaffiato, diviene nell’ultima tavola un albero rigoglioso. 

Questa descrizione sintetica non restituisce certo la poesia e la bellezza dell’albo, per cui consiglio di leggerlo, ma aiuta a comprendere il perché ne stia parlando in questo blog: nello sfogliarlo, si ha la sensazione di accompagnare con lo sguardo il coniglio in un complesso e faticoso viaggio dentro sé. Il viaggio del coniglio mi ha richiamato il viaggio della psicoterapia, che spesso inizia proprio da una condizione di smarrimento, quando non è più così semplice orientarsi dentro di sé e negli eventi della vita. Tra il dolore e la confusione può muoversi però, a volte in modo flebile e poco consapevole, anche l’intenzione di prendersi cura di sé. Come se, anche quando tutto sembra essersi spezzato, qualcosa di vitale continuasse ad esistere, anche se non sempre immediatamente accessibile o consapevole.

Il processo di terapia, come il percorso del coniglio nel libro, è complesso e non lineare. Non si tratta di andare ad aggiustare le proprie parti eventualmente rotte, ma dell’entrare in contatto con se stessi e con la propria personale esperienza. È un viaggio di immersione, nel quale si parte senza sapere con certezza che cosa si incontrerà lungo la strada. La terapia si configura così come un processo trasformativo, in cui il percorso non è riportare le cose come prima o cancellare i dolori e le fratture: si tratta piuttosto di accogliere tutte le parti, comprese quelle fragili e rotte, imparando ad abitare anche le proprie crepe. 

L’albo racchiude fin dal titolo l’essenza di questo processo: nel Kintsugi, un’antica tecnica di restauro giapponese, quando un oggetto di ceramica si rompe, le crepe vengono riparate con una lacca mescolata a polvere d’oro. Questo significa che le fratture non solo non vengono nascoste, ma vengono proprio messe in evidenza: la ceramica acquista così valore anche attraverso le proprie imperfezioni, che non rappresentano più qualcosa da correggere o da nascondere, ma diventano parte della sua storia e della sua unicità. 

Questo avviene nell’albo al coniglio, questo può avvenire durante un percorso di terapia: come nel Kinstugi, l’atto di cura non cancella la rottura, né fa tornare le cose come prima. Prendersi cura non significa cancellare le proprie ferite, ma poterle riconoscere, accoglierle e integrarle nella propria storia. 

L’albo è senza parole; in terapia invece le parole ci sono, ma non sono le parole in sé a curare. A rendere possibile il processo terapeutico è la relazione e la qualità dell’incontro tra cliente e terapeuta. È dentro a questa relazione che le parole prendono forma e significato, accompagnando ogni persona ad entrare maggiormente in contatto con la propria esperienza. Prendersi cura di sé significa proprio questo: non avere l’obiettivo di tornare ad essere come prima, ma poter diventare, con maggiore libertà e consapevolezza, ciò che si è.

A cura della D.ssa Elisabetta Caglioni, psicologa psicoterapeuta in formazione 

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