Il movimento come strumento per sostenere l’attenzione

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 Non riesce a stare fermo”, Si distrae continuamente”, Non ascolta”, Devo richiamarlo mille volte”.
Sono frasi che spesso sentiamo pronunciare da genitori ed insegnanti quando osservano un bambino che fatica a mantenere l’attenzione.

Ma siamo sicuri che stare fermi equivalga a essere attenti?

Quando parliamo di attenzione nei bambini, è importante andare oltre l’immagine del bambino seduto al tavolo, concentrato sul proprio compito. L’attenzione è una funzione complessa che permette di selezionare gli stimoli rilevanti, mantenere il focus su un’attività, spostarlo quando necessario e inibire, almeno in parte, ciò che può interferire con il compito.

A questo proposito è importante capire che spesso il movimento può essere un alleato dell’attenzione: soprattutto durante l’infanzia, infatti, corpo e mente non sono due dimensioni separate. Il bambino conosce, sperimenta e apprende anche e soprattutto attraverso il movimento.

Correre, saltare, arrampicarsi, trasportare oggetti, costruire o seguire un percorso motorio possono diventare occasioni per esercitare non soltanto competenze motorie, ma anche capacità di ascolto, pianificazione, memoria di lavoro, controllo dell’impulsività e rispetto delle regole. Tutte queste capacità, che fanno parte del grande gruppo delle funzioni esecutive, se rafforzate permettono al bambino di sviluppare una buona capacità attentiva.

Pensiamo, ad esempio, a un semplice gioco, che permette al bambino, attraverso il movimento, di poter sviluppare queste abilità:

“Quando senti il tamburello, corri, quando senti il campanello, ti fermi.”

Il bambino deve ascoltare, discriminare lo stimolo, ricordare la regola, controllare la propria risposta e modificare il comportamento in base a ciò che accade. È in movimento, ma sta anche esercitando importanti componenti dell’attenzione e delle funzioni esecutive.

La ricerca sottolinea infatti l’associazione tra attività fisica, funzionamento cognitivo e alcune funzioni esecutive nei bambini e negli adolescenti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, considera inoltre il gioco e l’attività fisica componenti importanti dello sviluppo infantile.

Un altro elemento fondamentale da prendere in considerazione quando si osservano le abilità attentive del bambino è il coinvolgimento.

Non tutte le attività richiedono lo stesso livello di motivazione e non tutti i bambini riescono a mantenere l’attenzione nello stesso modo in ogni situazione. Un bambino può mostrare una buona capacità di concentrarsi durante un gioco che lo interessa e, al contrario, faticare molto di più davanti a un’attività percepita come poco motivante.

Questo non significa che “si concentra solo quando vuole”, significa che l’attenzione è influenzata anche dal contesto, dal livello di difficoltà, dalla motivazione e dalle caratteristiche dell’attività proposta.

Il gioco rappresenta, proprio per questo, un contesto particolarmente prezioso: permette al bambino di esercitare il controllo attentivo in modo attivo e coinvolgente; le attività ludiche, come mostrato in precedenza dal gioco del tamburello, possono sostenere lo sviluppo di abilità come attenzione, memoria di lavoro e autocontrollo.

Ma allora perché si pone così tanta attenzione sul fatto che un bambino non è in grado di stare seduto? Stare seduti, ascoltare una consegna, aspettare il proprio turno e portare a termine un’attività sono competenze importanti, soprattutto in vista dell’ingresso alla scuola primaria, ma queste competenze non si costruiscono necessariamente iniziando dal “stai fermo”.

In alcuni casi può essere più efficace partire dal corpo, dal gioco e da attività che permettano al bambino di sperimentare gradualmente la capacità di fermarsi, aspettare, ascoltare e controllare la propria risposta.

In terapia neuropsicomotoria, quindi, l’obiettivo non è semplicemente ottenere un bambino immobile e silenzioso. Il lavoro parte dall’osservazione di come il bambino regola il proprio comportamento, come seleziona gli stimoli, quanto riesce a mantenere l’attenzione e quali condizioni favoriscono la sua partecipazione.

Il movimento può diventare così un punto di partenza per costruire progressivamente una maggiore capacità di autoregolazione.

Quindi, la prossima volta che diciamo Non sta attento”, forse possiamo provare a chiederci:

In quali situazioni riesce a stare attento?”
Che cosa lo coinvolge?”
Quali condizioni lo aiutano a concentrarsi?”
Possiamo utilizzare il suo interesse e il suo bisogno di movimento per accompagnarlo verso una maggiore capacità attentiva?”

Perché l’attenzione non è semplicemente la capacità di stare immobili. È la capacità di essere presenti, orientarsi verso ciò che conta e riuscire, gradualmente, a regolare il proprio comportamento in funzione di uno scopo e, soprattutto nel bambino, spesso il modo migliore per arrivarci passa anche dal corpo e dal gioco.

 

Sitografia

 

Articolo a cura di:
Anna Mastrolilli

Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva

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