Il parto: un evento potenzialmente traumatico

 

Ogni donna ricorda il giorno in cui ha partorito per il resto della sua vita…ma COME LO RICORDA?

Il parto rappresenta un grande cambiamento fisico, mentale ed emotivo. Nessun altro evento nella vita di una donna sollecita simultaneamente esperienze di gioia, soddisfazione, eccitamento, ma anche di fatica, dolore, stress, vissuti di vulnerabilità e pericolo, paura di morire e/o di causare la morte del proprio bambino…tutto ciò accade in un breve periodo di tempo e in una condizione di particolare fragilità psichica ed emotiva.

Ci sono alcuni fattori di rischio che possono incidere su come la neomamma percepisce e ricorda questo evento:
– un travaglio molto lungo, o breve ma doloroso
-l’induzione del parto
-sentimenti di perdita di controllo
-parto in emergenza o con taglio cesareo
-trattamento spersonalizzante da parte dello staff ospedaliero
-il non essere ascoltata
-problemi di salute del bambino (neonato in terapia intensiva o patologia neonatale)

In realtà una donna può sperimentare un vissuto traumatico anche in assenza di effettivo pericolo fisico per lei e per il bambino (ad esempio sviluppa un forte senso di inadeguatezza nelle spinte in fase espulsiva). Questo perchè il trauma è un vissuto prettamente soggettivo.

Tutto ciò può avere delle conseguenze sia dal punto di vista fisico che psichico ed emozionale. Ad esempio sul senso di sicurezza della neomamma (il mio bambino è in pericolo / io sono in pericolo e lo stato di allerta permane anche quando il pericolo è passato), sul senso di responsabilità e autodifettosità (es. sono una cattiva mamma perchè non sono stata capace di partorirlo naturalmente) , sulla mancanza di controllo e sul senso di impotenza (es: non ho il controllo del mio corpo, del dolore che provo, non so cosa devo fare).

Dal 3% al 9% delle donne sviluppa, dopo la nascita di un figlio, una sintomatologia traumatica caratterizzata da un costante stato di allerta, ricordi /immagini intrusive, disturbi del sonno e aspetti dissociativi, evitamento di situazioni connesse al ricordo del parto, disturbi del sonno (fatica a dormire). Tali problematiche, se non trattate, possono portare a ricadute molto significative in tre aree fondamentali, strettamente correlate tra loro:

  1. sulla salute psicofisica della puerpera nelle settimane successive al parto, aumentando il rischio di sviluppare un vero e proprio disturbo post traumatico da stress o peggio ancora di una depressione post-partum
  2. sulla capacità di sintonizzazione affettiva con il bambino, mettendo a rischio la costruzione di una sana relazione primaria tra madre e neonato, che è il fondamento per l’instaurarsi di un buon legame d’attaccamento
  3. sul rapporto col proprio corpo e con il proprio benessere, arrivando a vedersi e sentirsi talmente diverse da non riconoscersi nemmeno più. E ciò comporta la difficoltà anche a relazionarsi con gli altri, ad esempio altre mamme o con il proprio partner.

E’ possibile affrontare questo envento con l’aiuto di diversi specialisti, affrontando uno per volta tutti gli aspetti legati al parto traumatico, dal più fisico a quello più profondo e intimo.

Ciascuna donna può capire quali sono le sue principali esigenze e attraverso quelle iniziare ad effettuare il percorso di riappropriazione di Sé.

Il punto di vista psicologico ed emotivo può essere affrontato attraverso l’utilizzo della tecnica EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) , desensibilizzandolo dal vissuto doloroso percepito nel corpo, nella mente e a livello emotivo.

La gravidanza ha modificato l’assetto posturale della donna, con organi che si sono spostati per creare spazio modificando volumi e pressioni dei liquidi. Durante il parto il corpo si ritrova in poco tempo a doversi riadattare. A ciò può aggiungersi la fatica di un travaglio lungo o complicato o di una cicatrice da cesareo o da episiotomia, la mamma inoltre deve anche sostenere un sovraccarico funzionale provocato dal tenere in braccio e allattare il bambino.

A livello fisico questa sofferenza si manifesta con lombalgie, dolori pelvici o all’area sacro-coccigea, dorsalgie, formicolii agli arti superiori, problematiche di incontinenza o di debolezza del pavimento pelvico

Il trattamento osteopatico riequilibra e ripristina le corrette connessioni e funzioni dei visceri, dei liquidi, delle fasce e dei muscoli attraverso manipolazioni lavorando sulle tensioni dei tessuti, sul bacino e sulle eventuali cicatrici per evitare aderenze e compensi posturali.

Inoltre la rieducazione del pavimento pelvico ci consente di tornare a sentire quella zona come nostra, modificata ma ancora viva e importantissima per il nostro benessere attuale e futuro, prevenendo la comparsa di incontinenze più severe e di prolassi degli organi pelvici.

Ad unire tutte queste parti ci viene in aiuto il sapere delle pratiche orientali che mettendo al centro la persona possono aiutare l’elaborazione e la risoluzione del parto traumatico (a qualsiasi sia il livello di trauma) fondendo la psiche con il corpo.

Ne è un esempio molto importante lo yoga. In quanto pratica corpo-mente, può sostenere il cammino di recupero sia fisico che psicologico, della neomamma in difficoltà a rielaborare il vissuto del proprio parto. Specialmente nel percorso di uno yoga ‘approccio trauma-informed’, le mamme possono trovare risposta al proprio bisogno di accoglienza e ascolto in un contesto protetto, nella riconnessione con sé stesse a partire da corpo, respiro ed emotività. Nella proposta dello yoga, le mamme possono sentire sollievo, ma anche tornare a provare il piacere di riallacciare un dialogo con la propria fisicità e le proprie memorie emotive, sostenendo la propria ricerca di senso e la ricostruzione dei fili narrativi della propria biografia. Un piacere veicolato dall’ascolto in uno sguardo di cura, attenzione e rassicurazione posto dall’insegnante su di sé. Lo spazio della pratica yoga così, ritaglia via via un momento sempre più atteso per ritornare a prendersi cura di sé al di là del ruolo di madre, riappropriandosi delle proprie risorse riparative e della propria interezza come persona.

Anche la Medicina Tradizionale Cinese ci può fornire un grosso supporto nel recupero post parto traumatico attraverso tecniche ancestrali che si pongono come obiettivo da millenni il mantenimento e miglioramento dello stato di salute della persona attraverso la prevenzione e il ripristino. Sono state sviluppate nell’arco dei secoli tutta una serie di sinergie tra le differenti pratiche di applicazione di questa disciplina per aiutare la futura mamma ad evitare il più possibile le complicanze legate al parto soprattutto se difficile e traumatico. Nello specifico, due oggi sono le tecniche che si possono proporre per accompagnare la mamma nel suo percorso di benessere:

-lo shiatsu (una tecnica di cui sempre più studi dimostrano l’efficacia)

-la meditazione (che ha come vantaggi ad esempio il sollievo da ansia e stress e la diminuzione delle tensioni muscolari)

L’area Nascita del Centro accoglie e accompagna le donne e il loro vissuto traumatico con tutti questi professionisti perché ogni donna ha il diritto di ricordare la nascita del proprio figlio senza stare male.

“C’è un potere che entra nelle donne quando partoriscono. Le donne non lo chiedono, ne vengono semplicemente invase. Si accumula come nuvole all’orizzonte e passa attraverso di loro, portando il bambino con sé. ” (Sheryl Feldman)

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    Cattaneo M.C. , Chiorino V., Roveraro S. “EMDR: Perinatalità e Disagi della maternità. Approccio e protocolli di intervento”

     

     

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