Il parto: un evento potenzialmente traumatico

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Ogni donna ricorda il giorno in cui ha partorito per il resto della sua vita…ma COME LO RICORDA?

Il parto rappresenta un grande cambiamento fisico, mentale ed emotivo. Nessun altro evento nella vita di una donna sollecita simultaneamente esperienze di gioia, soddisfazione, eccitamento, ma anche di fatica, dolore, stress, vissuti di vulnerabilità e pericolo, paura di morire e/o di causare la morte del proprio bambino…tutto ciò accade in un breve periodo di tempo e in una condizione di particolare fragilità psichica ed emotiva.

Secondo Beck (2004) si può definire come TRAUMA DA PARTO l’evento che si verifica durante il travaglio e il parto e che comporta lesioni gravi o morte reale o minacciata per la madre o il suo bambino. La donna sperimenta paura intensa, impotenza, perdita di controllo e orrore. Successivamente ampliato per includere eventi durante i quali “la [madre partoriente] percepisce di essere privata della sua dignità”.

Ci sono alcuni fattori di rischio che possono incidere su come la neomamma percepisce e ricorda questo evento (fattori ostetrici o individuali come:
– un travaglio molto lungo, o breve ma doloroso
-l’induzione del parto
-sentimenti di perdita di controllo
-parto in emergenza o con taglio cesareo
-trattamento spersonalizzante da parte dello staff ospedaliero
-il non essere ascoltata
-problemi di salute del bambino (neonato in terapia intensiva o patologia neonatale)

In realtà una donna può sperimentare un vissuto traumatico anche in assenza di effettivo pericolo fisico per lei e per il bambino (ad esempio sviluppa un forte senso di inadeguatezza nelle spinte in fase espulsiva). Questo perchè il trauma è un vissuto prettamente soggettivo.

Rispetto a questa tematica possiamo individuare due tipologie di donne:

  1. Donne che considerano traumatica l’esperienza stessa del parto
  2. Donne con storie di traumi precedenti che vengono ritraumatizzate durante il parto (che diventa un fattore scatenante)

Tutto ciò può avere delle conseguenze sia dal punto di vista fisico che psichico ed emozionale. Ad esempio sul senso di sicurezza della neomamma (il mio bambino è in pericolo / io sono in pericolo e lo stato di allerta permane anche quando il pericolo è passato), sul senso di responsabilità e autodifettosità (es. sono una cattiva mamma perchè non sono stata capace di partorirlo naturalmente) , sulla mancanza di controllo e sul senso di impotenza (es: non ho il controllo del mio corpo, del dolore che provo, non so cosa devo fare).

Dal 3% al 9% delle donne sviluppa, dopo la nascita di un figlio, una sintomatologia traumatica caratterizzata da un costante stato di allerta, ricordi /immagini intrusive, disturbi del sonno e aspetti dissociativi, evitamento di situazioni connesse al ricordo del parto, disturbi del sonno (fatica a dormire). Tali problematiche, se non trattate, possono portare a ricadute molto significative in tre aree fondamentali, strettamente correlate tra loro:

  1. sulla salute psicofisica della puerpera nelle settimane successive al parto, aumentando il rischio di sviluppare un vero e proprio disturbo post traumatico da stress o peggio ancora di una depressione post-partum
  2. sulla capacità di sintonizzazione affettiva con il bambino, mettendo a rischio la costruzione di una sana relazione primaria tra madre e neonato, che è il fondamento per l’instaurarsi di un buon legame d’attaccamento
  3. sull’allattamento al seno: può portare all’interruzione dell’allattamento e i tentativi delle puericultrici di risolvere i problemi di attacco al seno possono essere vissuti come esperienze di ri-traumatizzazione
  4. sul rapporto col proprio corpo e con il proprio benessere, arrivando a vedersi e sentirsi talmente diverse da non riconoscersi nemmeno più. E ciò comporta la difficoltà anche a relazionarsi con gli altri, ad esempio altre mamme o con il proprio partner (fatica a riprendere la vita sessuale, il rapporto sessuale viene vissuto come una ri-traumautizzazione del momento del parto).

E’ possibile affrontare questo evento con l’aiuto di diversi specialisti, affrontando uno per volta tutti gli aspetti legati al parto traumatico, dal più fisico a quello più profondo e intimo.

Ciascuna donna può capire quali sono le sue principali esigenze e attraverso quelle iniziare ad effettuare il percorso di riappropriazione di Sé.

Il punto di vista psicologico ed emotivo può essere affrontato attraverso l’utilizzo della tecnica EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) , desensibilizzandolo dal vissuto doloroso percepito nel corpo, nella mente e a livello emotivo.

“C’è un potere che entra nelle donne quando partoriscono. Le donne non lo chiedono, ne vengono semplicemente invase. Si accumula come nuvole all’orizzonte e passa attraverso di loro, portando il bambino con sé. ” (Sheryl Feldman)

A cura di Debora Comi, psicologa perinatale e psicoterapeuta

Per maggiori informazioni:

psicologia@centroilmelograno.it

 

Bibliografia:

Cattaneo M.C. , Chiorino V., Roveraro S. “EMDR: Perinatalità e Disagi della maternità. Approccio e protocolli di intervento”

 

 

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