Emozioni e fatica a diventare genitore: il confine tra desiderio e dovere

A volte il sogno di diventare genitore non è così scontato e naturale: sempre più coppie stanno facendo i conti con le proprie fatiche dovute alla scoperta di una condizione di infertilità.
Negli ultimi anni, il tasso di infertilità è cresciuto moltissimo (circa una coppia su 5 non riesce ad avere figli). Nel 90% dei casi si parla di cause organiche, mentre nel restante 10% non si riesce a individuare un’origine che risiede nel corpo, in una patologia o in una disfunzione. Questa percentuale si riferisce all’infertilità idiopatica, ovvero quella legata a cause ignote.

Le cause vengono attribuite  all’età dei partner, alla frequenza e alla durata dei rapporti e all’eventuale presenza di disturbi sessuali come vaginismo impotenza. L’età è un dato fondamentale: l’apice della fertilità nella donna si registra tra i 20 e i 25 anni, resta stabile a 30 anni, subisce un primo calo a 35 anni e il secondo, più drastico, dopo i 40. Sopra i 44-45 anni le probabilità di concepimento sono molto basse. La fertilità dell’uomo è molto diversa: decresce nel tempo ma tende a rimanere più stabile, quindi un uomo può procreare anche in età molto avanzata (80 anni).

Altre cause importanti sono i disturbi dell’alimentazione, che rappresentano circa il 12% delle cause di infertilità, il fumo, che interferisce con la quantità e la qualità degli spermatozoi, anticipa la menopausa e aumenta il rischio di aborto e di gravidanze extrauterine; l’abuso di alcool che genera disfunzioni come l’ipogonadismo nell’uomo e la diminuzione degli ormoni sessuali nelle donne. Altre cause accertate sono i fattori ambientali, l’inquinamento, varie condizioni mediche come il diabete, le malattie renali e problemi immunologici, le terapie oncologiche (radioterapia e chemioterapia), l’assunzione di alcuni farmaci e lo stress.

I pregiudizi culturali della nostra società vedono l’avere un figlio come una tappa obbligatoria che una coppia deve affrontare, e ciò contribuisce a creare sentimenti di inadeguatezza e fallimento, nel momento in cui questo figlio non arriva. Domande inopportune come “Cosa aspettate ad avere figli? Come mai non ne avete ancora?” suscitano imbarazzo e profondo senso di inadeguatezza.
Venire a scoprire di gravidanze di amiche e conoscenti, vedere le loro pance di amiche diventa sempre più insopportabile, si genera invidia più che legittima per qualcosa che non si riesce ad avere, rabbia e senso di ingiustizia per qualcosa che dovrebbe  essere naturale e invece non accade e cominciano a insinuarsi domande come “Gli altri ce la fanno, perché io no?”, “Cosa ho di sbagliato?”, “Perchè il mio corpo non funziona?” , oltre a un profondo senso di solitudine a causa dell’incomprensione che si trova all’esterno.
È difficile trovare una parola giusta di conforto, il più delle volte si sentono frasi : “non pensarci e vedrai che arriva!” Certo come se fosse facile eliminare questo pensiero…

Ed ecco che questo desiderio così forte piano piano comincia a trasformarsi in un dovere: devo avere un figlio e per farlo devo avere rapporti mirati nei giorni più fertili, magari sotto stimolazioni ormonali, e sempre di più il piacere di stare insieme lascia il posto a qualcosa di meccanico finalizzato ad un puro atto riproduttivo, perdendo la magia della condivisione.
Il tempo passa e questo dovere assume un ruolo centrare, il fulcro delle giornate, diventando quasi un’ossessione. La giornata inizia a ruotare attorno a questo pensiero e si struttura intorno a questa mancanza, la progettualità prossima e futura viene completamente bloccata (es. non posso prenotare un viaggio, perché se poi rimango incinta…).
Il figlio inizia a diventare l’unico pensiero che cerca di colmare il vuoto di quella pancia.
Si prova a chiedere aiuto alla PMA (procreazione medicalmente assistita), ma non è detto che i tentativi funzionino. L’ambiente medicalizzato denaturalizza ciò che invece dovrebbe essere uno degli eventi più naturali della vita e implica notevoli stress psicologici (dalla propria camera da letto ci si trovi in una sala operatoria).
Si combatte, non ci si arrende, ma magari gli anni passano e questo bambino in braccio non arriva e si deve fare i conti con il lutto della propria infertilità, un processo non proprio così semplice, che spesso può portare anche alla rottura della coppia se non stabile.

Sia prima, che durante, o dopo il percorso di PMA è fondamentale ricevere un aiuto psicologico ed essere sostenuti per affrontare consapevolmente la propria storia ed elaborare le componenti psicologiche che possono interferire col proprio sogno. Il fattore psicologico infatti ha una rilevanza fondamentale nella tematica dell’infertilità.

All’interno del nostro Progetto Iside, è attivo uno sportello informativo gratuito per tutte le coppie per aiutarle ad orientarsi sul territorio nel mondo della PMA e un gruppo di auto mutuo aiuto per coppie che faticano a diventare genitore

A cura di Debora Comi, psicologa psicoterapeuta esperta in ambito perinatale

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