Babbo Natale, la magia e il dono

Dicembre è il mese del Natale… È un periodo dell’anno in cui il mondo adulto si sintonizza con i desideri più profondi dei bambini. Così come il giorno del compleanno, il giorno di Natale è un autentico giorno dedicato ai bambini. Pensiamo al personaggio magico di Babbo Natale… Egli è il simbolo della generosità e della benevolenza.

Nella notte più magica dell’anno, Babbo Natale arriva nelle case delle persone solo ed esclusivamente per i bambini e porta loro dei doni, senza voler ricevere nulla in cambio. Babbo Natale è quindi la rappresentazione simbolica della bontà, del dono incondizionato e della piena gratificazione. Un dono è proprio ciò che si dà all’altro di propria spontanea volontà, senza chiedere una ricompensa o la restituzione del dono stesso. Il dono è ciò che si dà o si riceve senza niente in cambio.

Quando pensiamo ad una festività, essa ha sempre un significato profondo ed una connotazione magica. Il suo significato simbolico risiede proprio nella sua particolare magia… Nel nostro caso, la neve, il calore nelle case, i biscotti, le luci, l’albero addobbato, i doni, le stelle, gli elfi, le renne, e così via – a seconda della tradizione e della cultura di riferimento – sono tutti elementi che richiamano la simbologia e la magia del Natale.

Ma che cos’è la magia? E perché è importante che i bambini vivano questa dimensione? La magia è incanto e meraviglia, essa contrasta la realtà e la trasforma. La parola magia deriva dal latino magia e dal greco mageía  (= dottrina dei Magi persiani) e, a sua volta, da màgos. I Magi facevano parte di una casta sacerdotale persiana: essi custodivano e tramandavano saperi nascosti che riguardavano l’astrologia e l’interpretazione dei sogni. La magia è dunque la capacità di dominare le forze della natura, sottoponendole al proprio potere. In relazione all’infanzia, la dimensione magica può essere definita come la capacità di far fronte alla realtà, quando questa diviene avversa, faticosa o incomprensibile per la mente di un bambino. Sì, esatto, si tratta proprio di una capacità cognitiva dei bambini, poiché la loro mente è in via di sviluppo e non è ancora in grado di comprendere alcuni aspetti della realtà. Come mai è utile sostenere la dimensione magica durante l’infanzia? Qual è il suo significato evolutivo? Il bisogno di una dimensione magica è caratteristico dei bambini fino a circa gli otto-dieci anni. Anche se, già intorno ai sette-otto anni, essi iniziano a porsi i primi dubbi, le prime domande su alcuni aspetti e personaggi magici che, fino a quel momento, hanno accompagnato la loro vita (i supereroi, la fatina dei denti, Babbo Natale, ecc.). Credere a Babbo Natale – come credere a molte altre creature della fantasia –  è una fase normale e sana dello sviluppo cognitivo infantile. Perché? Perché serve a fronteggiare la realtà, a dare un senso ad aspetti della vita che ancora il bambino non è in grado di comprendere nei suoi pensieri e nei suoi ragionamenti, poiché il suo sviluppo non ha ancora raggiunto un livello cognitivo astratto. La mente del bambino è ancora psico-fisiologicamente immatura sotto questo aspetto, ossia quello del pensiero astratto, ed è per questo che necessita di magia e insieme di concretezza, per poter vivere serenamente la quotidianità.

Inoltre, credere a Babbo Natale, così come ad altri personaggi fantastici, ha degli effetti benefici e positivi sullo sviluppo psicologico del bambino, poiché gli permette di allenare la capacità di ragionamento controfattuale (contrario ai fatti) che è necessaria per lo sviluppo umano e per rafforzare lo sviluppo emotivo.

Intorno agli otto anni, la curiosità verso il mondo, la capacità di osservazione, il pensiero sempre più critico e in via di maturazione permettono al bambino di iniziare a porsi delle domande su alcuni aspetti che contrastano la realtà dei fatti: come fa Babbo Natale a portare in una sola notte tutti quei regali ai bambini? Ma come fa a volare sulla slitta trainata dalle renne? Perché le sue renne sanno volare? Come fanno a starci tutti i regali del mondo nella slitta? Queste e molte altre domande – che iniziano a farsi strada nella mente del bambino – stanno ad indicare che lo sviluppo cognitivo sta diventando sempre più astratto e raffinato, fino a che non giungerà il momento in cui il bambino si sentirà pronto per la rivelazione di cui sospettava già da qualche tempo.

Infatti, come si può dedurre, non sono i genitori a dover parlare ai propri figli dell’esistenza o meno di Babbo Natale, così come non sono i genitori a dover loro insegnare a camminare o a parlare. La natura fa il suo corso e gli adulti hanno il compito e la responsabilità di garantire un contesto (ambientale e relazionale) funzionale e adatto alla crescita stessa.

Uno dei compiti evolutivi dei genitori è quello di sostenere la fase di sviluppo in cui si trovano i propri figli e, per quanto riguarda il periodo natalizio, tale impegno si traduce, per esempio, nell’allestire l’albero, nel predisporre la scrittura della letterina, nel ricreare l’atmosfera e la magia natalizia con addobbi, decorazioni, racconti, affinché i bambini possano vivere la magia del Natale e l’attesa della notte più magica dell’anno. Arriverà poi il momento in cui il compito evolutivo dei genitori sarà quello di rispondere con sincerità ai dubbi ed ai quesiti dei propri figli. Saranno questi ultimi a chiederlo, a far capire che sono pronti – o quasi –  per sapere la verità.

L’indicazione è quella di stare su ciò che porta il bambino. Per esempio, se il bambino chiede come sia possibile che Babbo Natale riesca a fare il giro del mondo in una notte sola, non sta chiedendo se esista o meno, sta chiedendo un’altra cosa che, in quel momento, si scontra con la realtà dei fatti a lui noti. Mi spiego meglio: verso gli otto anni, un bambino può essere in grado di comprendere che il lasso di tempo di una notte è troppo breve per poter compiere il giro del mondo e portare i regali a tutti i bambini. Per cui, una risposta adatta e funzionale potrebbe essere la seguente: per realizzare la magia del Natale, Babbo Natale si fa aiutare non solo dagli elfi, ma anche dai genitori.

Un altro aspetto da tenere in considerazione è che la rivelazione non arriva tutta d’un tratto, ma è la conseguenza di un sospetto già in essere da tempo… La rivelazione, infatti, arriva quando i tempi cognitivi, ma anche emotivi, sono maturi, poiché di fronte alle evidenze cui potrà incappare talvolta (per es. si sveglia la notte di Natale e vede la mamma “trafficare” sotto l’albero) se il bambino non è pronto, egli continuerà comunque a credere a Babbo Natale.

Questo è il motivo per cui non esiste un momento in cui i genitori debbano rivelare l’esistenza o meno di Babbo Natale. Non è un compito che spetta all’adulto, bensì un evento che si svolgerà da sé nel corso di una crescita sana e psicofisiologica. Giungerà il momento in cui il bambino si sentirà più o meno pronto: a modo suo, inizierà a chiedere, a volere dei chiarimenti su alcuni dubbi relativi al personaggio di Babbo Natale. E siccome ogni bambino ha diritto alla verità, così come alla magia, i genitori cercheranno e troveranno delle parole sincere e vere per rispondere ai propri figli. Fino ad allora saranno felici di rivivere insieme a loro la magia del Natale e la storia fantastica di Babbo Natale che porta i doni ai bambini.

 

A cura della dr.ssa Francesca Atzori, psicologa 

 

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