“…TU SEI NATO DAL MIO CUORE…” Muovere i primi passi nel mondo dell’adozione

Le coppie che si avvicinano al mondo dell’adozione iniziano il loro viaggio cariche di amore, entusiasmo, desiderio, aspettative, ma anche ansie, paure e domande che spesso faticano a ricevere una risposta sufficientemente chiara: il rischio di naufragare prima ancora di avere visto l’altra riva è davvero molto alto.

Di fronte alla domanda “desidero un figlio” la risposta che l’adozione inizialmente dà non è quella attesa: vengono proposte carte da firmare, colloqui con esperti, convocazioni in Tribunale … insomma quanto di più lontano ci sia dall’immagine di un “bimbo da accogliere tra le nostre braccia“. Se non inserite nella loro giusta cornice di significato, queste prime fasi rischiano di oscurare del tutto il vero significato affettivo che l’adozione rappresenta: una possibile e valida risposta al naturale desiderio di famiglia che caratterizza ogni essere umano, grande o piccolo.

Il primo passo è quindi quello di informarsi su cosa sia realmente l’adozione: una istituzione, normata dalla legge 184/83 e successive modifiche introdotte nella legge 149/2001, che ha come centralità il diritto di un minore in stato di abbandono di poter crescere all’interno di una famiglia idonea a garantirgli un sano sviluppo psicofisico. Le Associazioni di genitori adottivi o gli stessi Centri per l’Adozione organizzano frequentemente dei percorsi di gruppo di avvicinamento all’adozione, che dovrebbero avere la finalità di creare nei singoli partner e nelle coppie le basi per una scelta adottiva consapevole, che possa rinnovarsi e crescere in ogni fase del percorso.

Una volta che ci siamo riconosciuti pronti, allora è arrivato il momento di presentare la propria disponibilità al Tribunale dei Minorenni di competenza. È possibile presentare la propria disponibilità per l’Adozione Nazionale, ovvero di minori attualmente residenti sul suolo italiano; per l’Adozione Internazionale, ovvero per minori che arrivano da paesi stranieri; oppure per entrambe contemporaneamente.

Il prossimo passo è quello tanto temuto dalle coppie, l’indagine psicosociale effettuata da un’equipe composta da Psicologo e Assistente Sociale che incontrano le coppie presso il Centro Adozioni territoriale. Sicuramente questa è la tappa più impegnativa, perché ci si trova, molto spesso per la prima volta, a condividere la propria storia di vita e famigliare e ad argomentare tematiche molto intime come la propria infertilità e il conseguente passaggio dal desiderio di un figlio biologico al desiderio di far diventare figlio un bambino procreato da altri. Forse la parte più complessa è la richiesta di pensarsi genitori in assenza del bambino reale, iniziando a fare i conti con il trauma dell’abbandono, con il ruolo dei genitori biologici e con la storia preadottiva del futuro figlio. Al termine dell’indagine l’equipe produce una relazione che viene depositata presso il Tribunale per i Minorenni: per l’Adozione Nazionale la fase burocratica si conclude qui, la coppia viene messa in lista di attesa; per l’Adozione Internazionale esiste uno step ulteriore che è un colloquio presso il Tribunale per i Minorenni in cui un Giudice Onorario, di solito uno psicologo o un assistente sociale, discute questa relazione con la coppia al fine di poter emettere un decreto di idoneità, che permetterà alla coppia di affidarsi ad un Ente Accreditato per essere messo in lista di attesa.

L’ultima fase del percorso è l’attesa dell’abbinamento col bambino ed è certamente quella emotivamente più difficile da sostenere. Dopo mesi di grandi impegni in cui si sono seguiti percorsi, letti libri e affrontati colloqui con l’equipe del Centro Adozioni, ci si ritrova catapultati in un vuoto che non si sa come riempire: si resta attaccati al telefono sperando che la tanto desiderata chiamata di convocazione dal Tribunale per i Minorenni oppure dal referente del proprio Ente arrivi. Un vuoto che potrebbe durare mesi ma anche anni. Un vuoto che a volte fa perdere la strada.

  • E quindi ora che si fa?

Si può iniziare a costruire quella rete di sostegno che servirà a noi per trovare condivisione e comprensione in questo tempo incerto e poi diventerà una risorsa nel momento in cui il bambino arriverà a casa e ci si troverà a fare davvero i conti con i traumi che porta con sé.

Si può continuare a coltivare la nostra cultura adottiva, partecipando a serate tematiche, a gruppi di sostegno, leggendo libri specifici, frequentando famiglie adottive.

Si può continuare a lavorare su se stessi, affinando il proprio stile genitoriale e accrescendo le risorse che ci serviranno per affrontare il futuro figlio, la sua storia e il suo mondo sconosciuto.

Si può godere della propria coppia, nutrendo quel sentimento che ha portato al desiderio di diventare genitori e che sarà la carta vincente nel momento in cui genitori lo si diventerà davvero, perché qualunque figlio, seppur tanto pensato e desiderato, rappresenta un terzo elemento che va ad inserirsi in un sistema che per tanto tempo ha funzionato a due, un sistema che necessariamente andrà in crisi e sarà necessario ricreare un nuovo equilibrio.

  • E poi?

E poi viviamo il tanto atteso figlio, pensando che principalmente “è un bambino”, anche se ha avuto un inizio di vita difficile che lo ha segnato profondamente, quindi senza focalizzarci ogni secondo sul suo essere adottivo. Non mancheranno le difficoltà, non mancheranno i rimandi al suo trauma originario, non mancheranno i momenti in cui non si saprà cosa fare ma non mancheranno nemmeno i suoi sorrisi, il vedere che la luce negli occhi inizia a riaffiorare, che le notti piano piano non saranno più paurose e che le sue insicurezze verranno colmate dalla vostra costante presenza.

Cogliamo l’occasione di ricordarvi inoltre che è ancora attivo lo sportello gratuito del Progetto Iside se desiderate una consulenza sul tema dell’infertilità, della PMA e dell’adozione.

A cura della d.ssa Francesca Boracchi, psicologa psicoterapeuta

Per informazioni:

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