Il percorso Mindfuleating: ricoprire la connessione tra cibo e ed emozioni e viversi con gentilezza

Il percorso mindful applicato all’alimentazione si propone il grande obiettivo di facilitare la riconnessione della persona con se stessa attraverso la consapevolezza nel momento del pasto.

La mindfulness (=mente piena, consapevole), ormai riconosciuta ampiamente dalla comunità scientifica,  può essere la soluzione per chi è sempre e perennemente a dieta. Infatti saper riconoscere il momento in cui lo stimolo della fame è reale oppure è solo la risposta ad una emozione facilita la consapevolezza di sé e la conseguente ricerca di cibi votati al nostro benessere. L’approccio mindful porta la persona a stare nel “qui ed ora”, nel momento presente in cui non ci sono vie di fuga o scorciatoie ma semplicemente si è, si pensa, si fa.

Il percorso, composto da 8 incontri, approfondisce inizialmente l’abc della nutrizione per comprendere le logiche degli interventi nutrizionali, per poi iniziare a prendere confidenza con la pratica formale di mindfulness attraverso la meditazione seduta, esercizi di esplorazione sul proprio rapporto con il cibo, l’esplorazione e il recupero delle sensazioni dei 5 sensi.

Il lavoro, in gruppo ed individuale, è centrato sull’ascolto del corpo in modo che ogni persona possa apprendere tecniche utili a riprendere il contatto con se stessa e le proprie sensazioni, senza giudizio sviluppando un nuovo modo di considerare il corpo, osservandolo e ascoltandolo con gratitudine e amorevolezza – abilità necessaria per chi da anni vive il proprio corpo con disagio come limite, anziché fonte di potenzialità e risorsa.

La parte centrale del percorso è l’esplorazione del tema dei pensieri ed emozioni associati al cibo e all’atto del mangiare. Diventare consapevoli delle motivazioni, delle convinzioni radicate e delle emozioni che ci spingono a mangiare aiuta a non cadere negli automatismi e a diventare padroni del proprio comportamento.

Questa consapevolezza è facilitata da varie pratiche che saranno sperimentate in piccolo gruppo come per esempio il body scan, la meditazione sul senso di vuoto, la meditazione del cioccolatino e la più famosa meditazione dell’uvetta passa o tarallo.

Infine molto spazio viene dato all’ascolto delle motivazioni che spingono a cercare il cibo in alternativa ad altro, spesso di natura emotiva, e ad analizzare come si possa limitare l’abbuffata.

In ogni singolo incontro si offrono spunti e pratiche legate alla consapevolezza alimentare in modo da facilitare la gestione del rapporto con il cibo. Sono proposte più esperienze in piccolo gruppo, ambiente protetto e guidato, per poi, attraverso dei  compiti di consapevolezza da sperimentare in modo individuale, elicitare il cambiamento nel rapporto  con se stessi e con il cibo.

Si tratta di un percorso molto approfondito in cui si parte con una breve parte teorica, una breve meditazione, la condivisione del vissuto settimanale e si sviluppano vari temi con la psicologa per imparare a riconoscere i i cibi trigger, quelli che incentivano l’abbuffata o a mangiare in maniera inconsapevole. La meditazione focalizza l’attenzione e aiuta a fare pasti consapevoli in modo da ascoltare il proprio corpo e imparare a riconoscere lo stimolo della fame.

Spesso senza accorgercene mangiamo per colmare un’emozione, una situazione emotiva non per un bisogno biologico. I cibi trigger sono cibi che ci attivano più di altri a mangiare in modo non consapevole, automatico, quei cibi che “quando inizio non so quando finisco!”. Esempi sono il gelato, il cioccolato, le patatine, dipende dai propri gusti personali. E’ importante saperli riconoscere per conoscere di cosa sono composti e come funzioniamo noi: per riconoscere i meccanismi di autosabotaggio o di punizione in caso di sgarro.

Io, per esempio, ricordo che mentre studiavo non potevo fare a meno del mio sacchettino di caramelle alla menta e liquirizia, tutt’ora in studio la mia ciotola di caramelle è sempre piena. Però ne mangio una massimo due e con più consapevolezza. E’ questa la meraviglia dell’approccio mindfuleating: sono io che ascoltandomi, decido consapevolmente cosa e quanto mangiare senza giudicarmi ma consapevole di ciò che cerco e di cui ho bisogno in questo preciso momento.

In questo periodo storico in cui, chiusi in casa, abbiamo ripreso ad avere il tempo di scegliere cosa mettere nel nostro carrello, credo sia importante anche come decidiamo di portarlo alla nostra bocca. Possiamo scegliere tra una quantità di cibi e proposte culinarie molto variegate ma spesso non ascoltiamo quello di cui abbiamo davvero bisogno per poi sentirci troppo pieni o in colpa. Penso che possiamo mettere mano al nostro desiderio e alla nostra modalità di scegliere i cibi e il come assaporarli.

L’approccio mindfull applicato al cibo apre  un nuovo sentiero verso una vita orientata alla consapevolezza e al benessere.

 

Rosaria Ljuba Lucariello, psicologa, formatrice e operatore mindfuleating

 

 

 

 

 

 

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