Il genitore: 12° giocatore in campo

Nel mese di dicembre 2020, si è svolto l’incontro “Il genitore: 12° giocatore in campo” – organizzato dalla Polisportiva di Nova, in collaborazione con la nostra associazione – rivolto ai genitori di bambini e ragazzi che giocano a calcio.

L’iniziativa è nata dalla volontà della società calcistica di rimanere in contatto con le famiglie, anche durante la sospensione degli allenamenti, a causa delle restrizioni dovute alla pandemia da coronavirus, proponendo un incontro che potesse essere al contempo utile e stimolante. L’evento si è svolto online ed è stato condotto da Elisa Mariani e Francesca Atzori.

Stiamo vivendo un momento storico estremamente delicato e difficile che comporta emozioni, vissuti e pensieri che accompagnano la nostra quotidianità e che ci ricorderemo per sempre.

In questa lunga emergenza sanitaria, il nostro impegno professionale è quello di esserci, di aiutare e sostenere i genitori nel crescere i propri figli, anche attraverso l’uso di tecnologie di comunicazione a distanza.

La mission della serata è stata quella di proporre delle riflessioni legate al significato e ai valori dello sport, ed anche quella di stimolare pensieri inerenti al ruolo che i genitori possono assumere nella vita sportiva dei propri figli.

Prima di addentrarci nella tematica principale, è utile definire la cornice entro cui si è svolto il nostro dialogo, caratterizzata da due dimensioni strettamente intrecciate tra loro: benessere e sport. La parola benessere è composta da ben + essere e significa stare bene, esistere bene. Ma che cos’è il benessere? Il benessere è uno stato che coinvolge tutti gli aspetti dell’essere umano, biologici, psicologici e sociali. E lo sport? Lo sport è l’insieme delle attività motorie che impegna le capacità psicofisiche della persona che lo pratica. Lo sport è anche un’esperienza educativa, emozionante, divertente e coinvolge facilmente i bambini e i ragazzi. Tra i suoi benefici ricordiamo l’incremento della resistenza fisica e della coordinazione neuromuscolare, una  migliore agilità e scioltezza nei movimenti; il miglioramento della concentrazione. Lo sport assolve una funzione ludica e sociale; insegna il rispetto di sé e degli altri, delle regole, il valore dell’impegno, la convivenza civile, la cooperazione, l’accettazione della sconfitta. Praticare attività sportiva aiuta ad aumentare la fiducia in se stessi, ad allentare le tensioni e favorisce l’incontro con l’altro. Il benessere può essere perseguito e mantenuto attraverso la pratica sportiva, così come lo sport è uno dei modi per poter raggiungere e migliorare il proprio benessere psicofisico.

A questo punto, per poter riflettere insieme sul ruolo dei genitori in campo, la “Carta dei diritti del bambino e del ragazzo nello sport” ci è sembrata una traccia interessante da cui partire. Tale carta prevede dieci diritti fondamentali. Leggiamoli attentamente.

CARTA DEI DIRITTI DEL BAMBINO E DEL RAGAZZO NELLO SPORT

Tutti i bambini e i ragazzi hanno diritto di:

  • Praticare sport.
  • Divertirsi e giocare.
  • Vivere in un ambiente salutare.
  • Essere trattati con dignità.
  • Essere allenati ed educati da persone competenti.
  • Ricevere un allenamento adatto alla loro età, ritmo e capacità individuale.
  • Gareggiare con bambini e ragazzi dello stesso livello in una idonea competizione.
  • Praticare lo sport in condizioni di sicurezza.
  • Usufruire di un adeguato periodo di riposo.
  • Avere la possibilità di diventare un campione, oppure di non esserlo.

Senza soffermarci nella descrizione dettagliata di tutti i punti elencati, è possibile cogliere l’importanza di ogni singolo diritto nel poter garantire al bambino o al ragazzo un’esperienza sportiva – nel nostro caso calcistica – piacevole e formativa per la propria persona. La pratica di uno sport deve essere una scelta libera e dettata dal sentire e volere del bambino, il quale deve avere la possibilità di divertirsi in campo e di vivere l’allenamento come un gioco. Se ci facciamo caso, “sport” è una parola inglese che significa divertimento. Come dovrebbe essere l’ambiente fisico e mentale in cui il bambino o il ragazzo svolge la propria attività sportiva? Quali caratteristiche e valori dovrebbe possedere? Sicuramente gli adulti di riferimento (allenatori e genitori) hanno il compito di trasmettere valori importanti come la lealtà, il coraggio, lo spirito di squadra e cooperativo, per andare insieme non tanto verso la vittoria, ma quanto verso una partita soddisfacente, in cui ci si sente felici e realizzati per aver giocato una partita sufficientemente buona, e non perfetta. Ogni giocatore è prima di tutto un essere umano, una persona che sta crescendo, in via di sviluppo, e come tale va rispettato nel suo essere, nella sua dignità e integrità, nonché nei propri tempi e modi di apprendimento. Inoltre, è auspicabile garantire ai bambini e ragazzi la partecipazione a competizioni e allenamenti adatti alle loro capacità e caratteristiche, in condizioni di assoluta sicurezza. A questo proposito, è utile ricordare l’importanza di considerare i tempi di recupero tra un allenamento e l’altro, tra una partita e l’altra, fondamentali per il giocatore per ricaricarsi da un punto di vista sia fisico che mentale. Infine, il bambino (o il ragazzo) ha il diritto di non essere per forza un campione, ma semplicemente di essere e diventare il giocatore che desidera.

Passiamo quindi la palla ai genitori, formulando loro una semplice domanda: come potete voi genitori rispettare e garantire i diritti dei vostri figli nello sport? Ossia, quali sono quei comportamenti che vi rendono il dodicesimo giocatore in campo?

Qui di seguito, sono riportate alcune delle risposte date durante l’incontro: accompagnarlo nella scelta e fargli sentire fiducia e supporto; lasciarlo libero di provare, sbagliare, decidere; essere informati; essere coerenti con ciò che diciamo; creare un contesto positivo, lasciarlo emozionare, non giudicare l’errore; insegnare i valori dello sport, accettare le scelte del campo; non sostituirsi alle figure di riferimento come mister, maestre, ecc.; lasciarlo libero di scegliere; dare un esempio positivo; creare “spirito di sacrificio”, rispetto di se stessi, degli altri, delle regole.

Come si può notare, sono emersi diversi aspetti legati all’educazione, alla relazione genitori-figli, ai valori del calcio.

La riflessione finale si è focalizzata sugli aspetti emersi. Eccone alcuni:

  • è interessante notare come alcune risposte iniziano con il verbo lasciare: lasciarlo libero di scegliere; lasciarlo emozionare; lasciarlo libero di provare, sbagliare, decidere. Come se la presenza del genitore fosse molto marcata, come se non fosse scontato che è il figlio in campo, è lui che sta giocando, è lui il protagonista, e non il genitore. La fatica del genitore di oggi è proprio quella di creare una distanza emotiva tra sé e il figlio, e quindi incontra difficoltà nel lasciarlo andare. Questa è una fatica legittima, che va riconosciuta e superata, per poter svolgere il compito genitoriale di lasciare volare i nostri figli. (E. Mariani).
  • Un altro punto su cui soffermarsi è quello relativo all’errore: è stato detto “non giudicare l’errore”, poiché è importante dare la possibilità al proprio figlio di sbagliare. L’errore viene spesso letto come sinonimo di fallimento ma, se assumiamo un’ottica diversa, l’errore diventa un nostro amico, diventa qualcosa su cui possiamo lavorare, ci indica la strada per migliorare. Inoltre, l’errore non è la persona nella sua interezza, non è la persona che è sbagliata, bensì un suo comportamento circoscritto, come può esserlo un passaggio di palla o un tiro di rigore; quindi lo sbaglio non deve diventare un giudizio su tutta la partita o su tutta la persona. (E. Mariani).
  • Riprendendo la riflessione sull’errore e focalizzandoci sul giudizio, si può aggiungere che quando giudichiamo mettiamo le distanze tra noi e i nostri figli, quando invece lasciamo da parte il giudizio e pratichiamo la comprensione, allora sì che ci avviciniamo a loro. L’indicazione è quella di evitare il più possibile di formulare critiche e giudizi sui propri figli. Di conseguenza, è importante interessarsi a loro, per conoscerli, comprenderli e per esprimere loro il nostro affetto. (F. Atzori)
  • Un altro aspetto fondamentale che è emerso dalle risposte, lo si può evincere dalla frase “accompagnare il proprio figlio nella scelta e fargli sentire fiducia e supporto”. Queste parole, insieme a quelle riguardanti la capacità di lasciare andare il proprio figlio, vanno a braccetto. Ti lascio libero, ma ti accompagno, sono due funzioni basilari dell’essere genitori: ti lascio libero, ti lascio al mondo, perché il fine è quello che tu sia autonomo e realizzato ma, nello stesso tempo, io ci sono, ti accompagno e ti guido, cosicché tu possa sentirti al sicuro. Si tratta del giusto equilibrio tra la coccola, la protezione e il dire: “Vai, il mondo è tuo!”. Anche in campo, il genitore può attivare entrambe le funzioni genitoriali: ti accompagno agli allenamenti, alla partita, sono lì, ti guardo, faccio il tifo per te e per la tua squadra, partecipo ma, nello stesso tempo, sei libero di giocare, divertirti, di emozionarti, correre e volare a modo tuo. (F. Atzori)

 

A cura di Francesca Atzori

Psicologa e Coordinatrice dell’Area Formazione

 

Fonti e siti amici:

Società di Calcio Dilettantistica: http://www.poldinovacalcio.it/

Per la carta dei diritti: https://www.panathlon-international.org

 

Se fai parte di una società sportiva e sei interessato a proporre corsi di formazione ed interventi psicopedagogici per i tuoi giocatori, i loro genitori o per gli allenatori, contattaci qui: formazione.melograno@gmail.com

 

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