E TU COS’HAI SCOPERTO?

Dopo  2 mesi di questa strana e nuova vita a cui siamo stati obbligati dal nemico invisibile, è arrivato il momento di affrontare una nuova fase che ci riporterà piano piano a trovare una nuova dimensione di normalità.

E come spesso accade, quando una fase della vita finisce siamo portati a fare un bilancio di come abbiamo vissuto quel periodo.

Ed è quello che abbiamo fatto anche noi professioniste dell’èquipe dell’Area Evolutiva durante una nostra riunione on-line, una serata in cui abbiamo accantonato per un momento la nostra dimensione professionale, per dar voce e far emergere emozioni, pensieri e riflessioni su ciò che questo periodo  ha fatto scoprire ad ognuna di noi.

Abbiamo pensato di condividerle con voi, perchè la prima cosa che abbiamo scoperto è che alcune cose ci accomunavano, altre erano frutto della storia personale di ognuno, ma la cosa che abbiamo sentito più forte era che non c’era e non c’è stato il modo giusto per affrontare questo periodo, che ognuno ha affrontato giorno per giorno facendo ricorso alle proprie risorse e scoprendone di nuove durante il viaggio.

Così chi di noi è mamma si è trovata catapultata in giornate piene, pienissime come ci raccontano Dalila, Psicoterapetuta dl bambino e dell’adolescente Eliana, Psicomotricista e Fabiana Neuropsicologa, referente DSA:

“ Ho scoperto che il tempo per noi stessi è una risorsa preziosa. In un momento in cui, alle prese con i bambini che non hanno più le loro relazioni e contesti sociali e noi diventiamo il loro unico interlocutore, è spesso difficile per me trovare una dimensione privata e intima in cui potermi occupare solo di me stessa e di come sto. E in questo momento più che mai la condivisione e l’ascolto di chi è emotivamente vicino mi fa sentire compresa e più leggera.”

“Io, mi sento inerme in questo tempo sospeso che richiama dolori e paure del passato che pensavo dimenticati. Inerme perché sarebbero 1000 le cose da poter fare, per la mia crescita personale e professionale, ma resto intrappolata nella quotidianità delle cose da fare che risucchiano il mio tempo e le mie energie”.

 “In questo tempo lento ho dato valore al lasciar correre, alla maggiore libertà mia e dei miei figli, all’importanza e al rispetto dello spazio, dei tempi e delle diverse esigenze di ognuno. In assenza della scuola, non nego di essermi sentita a tratti sopraffatta dalle loro richieste e in fatica a gestire un clima talvolta caotico e di costante richiesta di attenzione.

Quotidianamente però mi sento immensamente grata di quello che ho e cerco di godere di quanto di bello c’è in questo momento sospeso, consapevole che nella sua lentezza è unico.”

 Dalle loro parole emergono le gioie e i dolori dell’essere genitori a tempo pieno, un tempo sospeso da inventare giorno per giorno dove le richieste di attenzione sembrano inesauribili e come genitori ci sentiamo messi alla prova. In una prima fase siamo stati un po’ sommersi da tanti stimoli che arrivavano dai social, consigli di attività per riempire il tempo con attività creative, culinarie, di fitness ecc…stimoli che in alcune situazioni hanno rischiato di farci sentire inadeguate, perchè non risultavamo essere le mamme super attive presenti sui social, per poi forse riconoscere che questo periodo ci ha messo nelle condizioni di dare ai nostri bambini ciò che per loro conta davvero: la nostra attenzione, il tempo lento, il tempo per giocare e il tempo per annoiarsi.  E in questa nuova dimensione come genitori ci siamo confrontati con la riconoscenza per ciò che la vita ci ha donato, ma anche con la consapevolezza che per continuare ad occuparci dei nostri figli è fondamentale ricordarsi di se stessi, per nutrire la propria anima, per condividere le proprie emozioni e preoccupazioni per trovare conforto e per riscoprire passioni che ci ricaricano.

Poi c’è chi  in questo periodo ha dovuto confrontarsi anche con la paura per la malattia di amici e perenti e con il dolore della perdita di persone care e queste sono emozioni che pervadono la quotidianità, lasciandoti solo le energie per “sopravvivere” e arrivare a fine  giornata.

E dobbiamo dircelo che va bene anche così, perchè anche questo fa parte dell’essere autentici:

“ Ora più che mai dobbiamo proprio abbandonare il miraggio di essere genitori perfetti. Fa male a noi e fa male ai nostri bambini. Prendiamoci cura della nostra autenticità….ne abbiamo bisogno, lo dobbiamo a noi stessi e i nostri bambini. E così tracceremo la strada perché anche loro possano vivere autenticamente a contatto con le loro emozioni e a contatto con la realtà” . Questo il pensiero di Elisa, la Pedagogista e Cordinatrice dell’èquipe, che nell’autenticità vede una risorsa da coltivare ogni giorno, trovando la giusta via di mezzo tra l’accettarsi così come si è e il tentativo e l’ impegno per migliorarsi.

Elena ( insegnante di Yoga e GiocaYoga®) ed Alessandra( Psicologa e neuropsicologa dell’età evolutiva) ci introducono nella dimensione della lentezza, lentezza che diventa occasione per assaporare il presente come rifugio dall’ansia e dall’incertezza, ma anche come contenitore di possibilità, di riscoperta di sè e delle proprie passioni, una lentezza che fa spaz,io ad emozioni ambivalenti e contrastanti:

“ In questo inedito periodo ho riscoperto il dono della lentezza e della vicinanza in famiglia; un gusto in ogni momento che si fa spazio quanto più diminuisce il fare. Solo in questa inerzia riesco ad assaporare il mio presente, trovando riparo dalle ansie per l’incertezza di questo tempo”

 “Questo per me è un periodo di lentezza, del permesso di essere lenta. Un periodo di riscoperta di una piccola me, di colori e pennelli, di zucchero e cioccolato, fogli e tanto inchiostro. È anche il periodo del silenzio, dell’ascolto, della musica di sottofondo e della sospensione. E’ un periodo di ambivalenza tra tranquillità e monotonia, un’altalena di emozioni”

Altalena di emozioni che ognuno trova il modo di affrontare: “ Ho scoperto che di questi tempi dedicarsi al riordino è per me una boccata d’aria fresca. Mi fa stare bene organizzare i ricordi, buttare il superfluo e creare nuovi spazi. Ho anche imparato a convivere con un umore altalenante, alternando momenti in cui prevale il senso di impotenza e inadeguatezza a picchi di rinnovata creatività ed energia, che mi fanno riscoprire vecchie passioni ed esplorare nuovi interessi.”  Per Anna, la nostra Logopedista,  accettare e riconoscere i momenti più faticosi è  forse ciò che permette alla creatività di arrivare e accompagnarla verso nuovi territori da esplorare.

E questo ci porta al tema della Libertà tanto caro a Martina la nostra Psicoterapeuta del bambino e dell’adolscente: ”In questo periodo ho scoperto il valore della libertà: libertà di seguire l’intuito, di sentire quello che mi attraversa sia esso spaventoso o inebriante. Che cosa significa per me liberta’? Per me fa rima con scoperta, con il meravigliarsi, con il coinvolgersi  totalmente nella musica. Con la libertà di scelta.  Quando queste condizioni vengono meno, il sentimento opposto è il sentire imbrigliata la vitalità…e allora mi chiedo: che cosa significa per me sentirmi in gabbia? Di cosa sanno le mie prigionie, che colore e che forma hanno? Forse il lasciarsi ampliare dalle passioni è un modo per essere liberi quando lo spazio fuori è stretto.”

Accettazione, passione, senso di impotenza, autenticità, fatica, lentezza, paura, ambivalenza e gratitudine e libertà  ecco il nostro mosaico di vissuti, che abbiamo raccolto in questo strani e unici 40 giorni… e tu cos’hai scoperto? Se  ti va condividilo con noi lasciando un commento qui sotto, arricchiremo il nostro mosaico delle vostre preziose emozioni.

A cura dell’équipe dell’Età Evolutiva

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