ADOLESCENZA E SESSUALITA’ Perché, come, quando e di che temi parlare con i propri figli?

La sessualità è un aspetto importante della nostra vita, tanto da avere molteplici funzioni, tra cui quelle ludica, riproduttiva, affettiva, relazionale e di scoperta di sé. Tuttavia, è un argomento che spesso genera imbarazzo, come se fosse un tabù, qualcosa di cui parlare solo per fare battute con gli amici o relativo a qualcosa di trasgressivo. Perciò alcuni genitori, davanti a domande dei figli, potrebbero trovarsi di fronte ad una sfida che non sanno come gestire. È bene quindi chiarire che il tabù relativo alla sessualità è qualcosa di appreso da esperienze di vita e non qualcosa di intrinseco nel bambino: in passato è possibile che i genitori stessi non abbiano mai affrontato l’argomento con i loro genitori, le informazioni erano meno diffuse e meno facilmente reperibili, ma il modo stesso di vivere ed essere esposti alla sessualità è in continuo cambiamento.

Questi aspetti creano subito una duplice implicazione di cui tenere conto: bisogna essere consapevoli del perché la sessualità è spesso un tabù, e bisogna tenere presente che il modo di essere esposti e di vivere la sessualità degli adolescenti di oggi non è per forza sovrapponibile a quello dei genitori. Infatti, rispetto ad anni fa la necessità di un’educazione sessuale si fa sempre più forte in quanto la società in cui viviamo espone i bambini ad essere precocemente consapevoli della sessualità (si vedono messaggi a connotazione sessuale ovunque: nella pubblicità, nei mass media, attraverso i vari social network, su Internet). Inoltre, esistono diversi fattori che portano ad un periodo transitorio ed esplorativo della sessualità mediamente più lungo, che spesso è accompagnato da un maggior numero di partner sessuali nel tempo (es. inizio mediamente anticipato rispetto al passato dei comportamenti sessuali, allungamento dell’aspettativa di vita, accesso all’istruzione, qualità di vita superiore e tensione verso una parità maggiore tra i sessi ecc). Da qui nasce la necessità di un’educazione sessuale che si basa innanzitutto su un atteggiamento di apertura verso l’argomento sessualità: saper parlare con tranquillità e naturalezza, dando spiegazioni chiare, oneste e semplici crea una rete protettiva di conoscenza e consapevolezza rispetto ai possibili rischi. Le domande esplicite o implicite che vengono poste dai figli fin da bambini (ad esempio l’esplorazione del proprio corpo e le differenze tra sesso biologico maschile o femminile) non necessitano obbligatoriamente di spiegazioni scientifiche o precise, ma innanzitutto necessitano di uno spazio di ascolto, apertura e disponibilità: in questo modo si comunica al figlio che la sessualità è un tema di cui si può parlare, naturale ed interessante, e non un tabù o qualcosa di cui vergognarsi. L’educazione sessuale, quindi, è un percorso che inizia da quando il bambino è piccolo: è un atteggiamento di tranquillità e apertura che il genitore ha nei confronti di questo tema, e che avanzerà seguendo le tappe di sviluppo del figlio, ma non è l’imposizione dei propri valori!

I bambini danno molte occasioni per poter tematizzare l’argomento, permettendo di entrare piano piano a parlare della sfera della sessualità, in un modo che sia adeguato alla loro comprensione. Perciò sicuramente, se si sono messe tali basi durante l’infanzia e la preadolescenza, sarà più facile che in adolescenza si istauri un dialogo sul tema. In generale quindi è bene rispondere e riformulare le domande che vengono poste dai figli, e qualora dovesse succedere che il genitore non ha le risposte si può sempre dire “non lo so ma mi informo e poi ne riparliamo”, oppure consigliare di parlarne con una persona esperta e formata in materia, dimostrando di non evadere l’argomento.

Tale necessità dell’educazione sessuale come fattore protettivo verso la sessualità dovrebbe prevedere percorsi obbligatori di educazione sessuale all’interno degli Istituti scolastici (“l’educazione sessuale è un diritto di ogni essere umano, non un privilegio” – dichiarazione UNESCO e OMS), ma al momento in Italia non vi è l’obbligo di dedicare ore alla formazione su questi aspetti; diventa quindi fondamentale creare un dialogo aperto e non giudicante all’interno della famiglia, dove gli adolescenti possano trovare una loro collocazione e avere delle opinioni personali in materia che possono modificarsi nel tempo. Questo diventa ancora più importante e protettivo se si pensa che gli altri mezzi che l’adolescente ha per trovare risposte alle sue domande arrivano dal web e dai pari. Tali fonti di informazione possono generare ancora più confusione: nel caso dei più giovani il rischio è che entrino in contatto con materiale incompleto, inesatto a livello di informazioni, o con immagini di rappresentazione del sesso che creano aspettative irrealistiche, che potrebbero avere come conseguenze un abbassamento dell’autostima nel momento in cui si verificherà un rapporto sessuale nella vita reale (confusione tra pornografia e sessualità reale). Molte volte, infatti, dietro una disfunzione legata al sesso si cela proprio un’assente o scorretta educazione sessuale. Inoltre, l’educazione sessuale può contrastare comportamenti a rischio quali: infezioni sessualmente trasmissibili (IST), rischi di gravidanza ed effetti delle interruzioni volontarie di gravidanza (IVG), violazioni del consenso e situazioni di violenze sessuali agite o subite, o discriminazione di persone appartenenti a comunità LGBTQIA+ ecc; ed è molto importante che questa venga elargita a tutti gli adolescenti, senza nessuna eccezione né per disabilità fisiche ne intellettive.

Fermo restando quindi che l’ideale è un atteggiamento di naturalizzazione del corpo e della sessualità che evolverà gradualmente nel corso degli anni, in adolescenza è possibile usare situazioni quotidiane per rompere il ghiaccio e generare una discussione. Situazioni che si verificano a scuola o che appaiono nei notiziari, una scena di un film o il testo di una canzone. È possibile che ci sia imbarazzo anche da parte dei figli a stare su questo argomento: non è necessario ne è esaustivo fare “il discorso” (probabilmente risponderanno “so già tutto” senza porre un reale ascolto), ma creare un clima disteso, prendendo spunto dalle situazioni descritte sopra, attraverso gesti e parole che permetta all’adolescente di non sentirsi “esaminato” ma piuttosto di esplorarsi e costruire un’identità sessuale consapevole e sviluppare le competenze necessarie per promuovere un pensiero critico sulla salute sessuale (basato sia sulla sessualità intesa come azioni legate al sesso sia sulle emozioni), senza anticiparne l’inizio o aumentarne la frequenza.

Perciò i temi che in linea di massima dovrebbero nel tempo essere trattati e di cui è necessaria una buona consapevolezza sono:

  • Conoscenza delle varie parti del corpo, di come funzionano e che cambiamenti corporei aspettarsi durante la pubertà (es. trattare anche tematiche come il ciclo mestruale);
  • Pratiche di sesso sicuro: metodi contraccettivi, rischi di gravidanza indesiderata, infezioni sessualmente trasmissibili (es. la contraccezione orale – pillola – non protegge dalle IST ma solo dalle gravidanze, mentre il preservativo maschile o femminile sono metodi di barriera che proteggono da entrambi i rischi; es. il sesso non protetto espone a rischi anche se si sta attenti in quanto il liquido pre-seminale ha potenzialità riproduttive) e salute riproduttiva;
  • Educare alle differenze: affrontare temi come l’identità sessuale (sesso biologico – identità di genere – espressione di genere – orientamento sessuale) che non deve essere data per scontata, o l’utilizzo di pratiche sessuali statisticamente atipiche. Sessualità non significa la stessa cosa per ciascuno!
  • Educare alla comunicazione, al rispetto della privacy e dell’altro: ci sono confini personali da rispettare per instaurare relazioni responsabili; il “NO significa no e nessuno deve sentirsi obbligato a fare ciò che non si sente di fare (rispetto del consenso, che può essere revocato in qualsiasi momento dell’attività sessuale). Relativamente a questo, affrontare il tema dei reati sessuali e della violenza sessuale;
  • Educare alle pratiche sessuali tipiche e atipiche: masturbazione, sessualità orale, penetrativa, anale, pratiche kinky e BDSM;
  • Affrontare il tema del piacere (es. nella donna è molto importante la stimolazione clitoridea).

Perciò è importante stare in ascolto, e accogliere le curiosità che i figli chiedono fin da piccoli… per i bambini il sesso non è un tabù, ma potrebbe diveltarlo già da adolescenti se i messaggi a cui sono esposti sono di chiusura ed imbarazzo!

 

a cura di Sara Marchesi, psicologa e sessuologa clinica

Sitografia e bibliografia:

 

 

 

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